Una storia che parte in sordina, ma con grandi promesse
Nei panni di un agente dell’organizzazione ADAMAS, il nostro compito è indagare su strani eventi che collegano il mondo reale e quello digitale. La demo ci ha mostrato il prologo e una fase di gioco più avanzata. Sebbene la narrazione iniziale sembri un po’ lenta e “vecchio stampo”, quasi come un JRPG dei primi anni 2000, serve a familiarizzare con un sistema di gioco sorprendentemente complesso. La trama ruota attorno a un intrigante conflitto tra gli Olympus XII e i Titani, e anche se la demo non ha svelato molto, l’ambientazione e le premesse sono molto promettenti.
Tattica, tipologie e debolezze: un sistema di combattimento profondo
La vera forza di Time Stranger risiede nel suo sistema di combattimento. L’elemento centrale è, ovviamente, la cattura e l’utilizzo dei Digimon. Ma ciò che rende il tutto così dinamico è il sistema di resistenze e attributi. Ci sono ben 11 elementi e sette tipologie di Digimon, e capire come combinarli per sfruttare le debolezze nemiche è fondamentale. Un Digimon che è debole sia all’elemento che all’attributo del nostro attacco può subire fino a quattro volte il danno normale. Questo spinge il giocatore a costruire una squadra versatile e a pensare in modo strategico, piuttosto che affidarsi solo alla forza bruta. L’uso degli oggetti e la sostituzione dei Digimon non consumano un turno, una scelta di design che incoraggia l’adattamento costante alle situazioni di battaglia.
Nonostante la complessità, il livello di sfida della demo ci è sembrato un po’ basso. I nemici e i boss, pur avendo molti punti vita, non hanno mai messo realmente in pericolo il nostro team. Speriamo che nella versione completa il livello di difficoltà aumenti per stimolare maggiormente la sperimentazione e l’uso di tutte le abilità a disposizione, inclusi i potenti attacchi speciali chiamati Cross Arts.
L’evoluzione: il cuore di Digimon
Il punto più affascinante del gioco rimane senza dubbio il sistema di Digievoluzione. La varietà di Digimon è immensa e le loro linee evolutive non dipendono solo dal livello o da oggetti specifici, ma anche dalle scelte che si fanno durante i dialoghi. Interagendo con i nostri Digimon, ne plasmiamo la personalità, indirizzandoli verso specifiche forme evolute. Questo dà un grande senso di progressione e personalizzazione, e siamo certi che i fan passeranno ore a sperimentare per sbloccare le evoluzioni dei loro mostri preferiti.
Prime impressioni e prospettive
Dopo tre ore, Digimon Story: Time Stranger ci ha lasciato un’impressione agrodolce. Da un lato, il gioco sfoggia un sistema di combattimento profondo e un’enorme varietà di Digimon, elementi che potrebbero renderlo un JRPG memorabile. Dall’altro, la sua struttura di base, con un map design piuttosto lineare e un livello di difficoltà che, almeno in questa demo, non ha rappresentato una sfida, sembra ancorata a un passato che il genere ha in gran parte superato.
Il potenziale c’è, e lo si percepisce chiaramente. Ora non resta che vedere se la versione completa riuscirà a bilanciare meglio i suoi punti di forza e a superare le debolezze. Digimon merita davvero un grande gioco, e speriamo che questo sia quello giusto.
